IL PAESE DELLE SPOSE INFELICI** – Selezione Ufficiale In Concorso – di Emanuele Daga
Cinema — Da Emanuele Daga il 4 novembre 2011 15:53
IL PAESE DELLE SPOSE INFELICI** il criptico esordio di Pippo Mezzapesa – Selezione Ufficiale In Concorso

Dopo i numerevoli successi riscontrati con i suoi corti, tra cui l’indimenticabile “L’altra metà”, tra i corti di perFiducia, Pippo Mezzapesa esordisce con un lungometraggio che tocca tematiche difficili e delicate come l’arretratezza del Sud, la droga e le inesistenti prospettive dei giovani ragazzi del mezzogiorno.
La storia è quella dei due adolescenti “Veleno”(Nicolas Orzella) e“Zazà” (Luca Schipani), personalità completamente opposte: il primo, trasferitosi da poco nel paesino sperduto della Puglia dove la Storia prende vita, è un borghese che si vuole sporcare di terra, di vita; il secondo invece è un ragazzino che di vita è fin troppo sporco. Nonostante l’abisso che li separa i due stringeranno una fortissima amicizia che li legherà per tutto il corso della narrazione. Ma i due protagonisti non sono soli, ci sono infatti tutti gli altri membri della comitiva che capeggia Zazà: Cimasa (Cosimo Villani), Capodiferro (Vincenzo Leggieri), Natuccio(Gennaro Albano) e succesivamente con apparizioni oniriche e quasi bibliche appare e si stabilizza la figura di Annalisa (Aylin Prandi), “una madonna randagia” come la definisce lo stesso Mezzapesa. Ed è proprio questo personaggio ad essere il vero elemento caratterizzante del film, dunque sarà bene spenderci qualche parola in più. Cominciamo dal titolo: “la sposa infelice” in questione è proprio Annalisa, chiamata così perchè ha perso l’uomo amato poco prima del matrimonio. Questa terribile perdita sembra averla irrimediabilmente segnata, tanto da farle tentare il suicidio, ma grazie all’amicizia e alle attenzioni di Zazà e Veleno sembra ritrovare allegria e armonia. In realtà Annalisa sembra serbare un rancore profondo nei riguardi del mondo intero e cerca in tutti i modi di sprofondare nell’oblio annichilendo se stessa lasciandosi possedere dagli uomini che incontra realizzando i loro desideri più ripugnanti. Una catarsi del personaggio in esame si ha solamemente nel finale, quando Annalisa per la prima volta, accetta di farsi salvare da Veleno.
La Storia di Pippo Mezzapesa inizia in modo travolgente e coinvolgente. La prima scena è quella del “rito di iniziazione” di Veleno che si ritrova a testa in giù, legato come un salame ad un albero e costretto ad autodefinirsi omosessuale da Zazà e gli altri, ma grazie al suo orgoglio tace e per questo è ammesso fra loro. Il film continua ad avere una presa molto forte sul pubblico con immagini dure che illustrano la difficile realtà in cui sono immersi i giovani protagonisti di questa storia. Dalla seconda metà in poi la continuità narrativa sembra perdere vigore soprattutto con l’introduzione del misteriosissimo personaggio di Aylin Prandi che ci allontana dalle tematiche su cui ci aveva improntato il film e ci avvicina ad altre tematiche di natura prettamente psicologica. Qui dunque sorge un dubbio più che spontaneo: queste due tematiche, questi due orizzonti così differenti sono stati sovrapposti dal regista in maniera corretta o quantomeno convincente? A voi la risposta.
“Il paese delle spose infelici” ricorda fin troppo “Respiro” di Emanuele Crialese, oltre che per il paesaggio tipico del sud, soprattutto, ancora una volta, per via di Annalisa così incredibilmente simile alla Golino, per aspetto e carattere… purtroppo però il film si limita solo a “ricordarci” il film del grande Crialese… Un film comunque è di pregevole fattura: incantevole la fotografia di Michele D’Attanasio, musiche piacevoli e recitazioni sorprendenti. Mezzapesa infatti ha dedicato molto tempo al casting, girando tra numerosi circoli sportivi e campi di calcio delle periferie pugliesi per trovare i suoi attori, perchè, come ci spiega lui stesso, voleva dei ragazzi che fossero capaci di dare una loro istintiva vitalità ai personaggi e, al contempo, rispondessero in modo propositivo alla disciplina del set”.
Il film di Pippo Mezzapesa sembra non essere riuscito dunque a convincere il suo pubblico, tant’è che alla seconda proiezione (quella alla quale ho assistito personalmente) la maggior parte degli spettatori sono rimasti seduti fino alla fine dei titoli di coda quasi delusi e inappagati… Un film che forse va rivisto più d’una volta.
Tags: Festival del Cinema di Roma 2011, Selezione Ufficiale


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