Il Vello d’Oro – Antichi tesori della Georgia in mostra a Roma – di Giulia Narcisi

Arte, Letteratura — Da il 30 gennaio 2012 00:02

 

Il Vello d’Oro. Antichi tesori della Georgia in mostra a Roma 

 

Sulle tracce degli Argonauti

 

La mostra, ospitata nelle stanze dei mercati Traianei, si inserisce nella più ampia idea che supporta l’allestimento della biennale della cultura (Roma 2011-2012). Il ciclo di mostre propone, infatti, un viaggio nelle terre medio orientali, da sempre punto di incontro fra genti e culture diverse, luogo di scambi commerciali ma anche di diffusione di culture e tradizioni. Questo è ciò che ha contribuito, nel corso dei secoli, a creare un fecondo legame fra Oriente ed Occidente.

Siamo in Georgia, questa volta. Crocevia di popoli e ponte “amministrativo, economico e religioso” fra Oriente e Occidente, terra d’oro e di miti. Scavi archeologici condotti sul territorio (nei primi anni ‘40 del Novecento) hanno dimostrato come la Georgia del IV millennio a. C. fosse già una terra fertile e prosperosa con una società sviluppata ed occupata in una ricca estrazione mineraria. Dai reperti, poi, è derivato il collegamento con il mito classico dell’impresa di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del Vello d’Oro: il luogo della loro avventura, la Colchide, sarebbe proprio la Georgia attuale. Anche Plinio, nella Naturalis Historia (XXXIII, XVI, 53) parla della presenza del famoso Vello d’Oro nella zona poi identificata con la Georgia. Questo è importante per la conferma di quanto asserito: già nella mitologia antica questa terra era dipinta come favolosa e ricchissima. E dove altro poteva andarsi a cercare una pelle di ariete (il Vello, appunto) completamente fatta d’oro che si diceva avesse il potere di guarire ogni ferita? Strabone stesso (geografo della antica Grecia) osservò (in Geografia I 2; 40) che una ricerca del genere doveva essere collocata in una terra la cui fama e ricchezza erano note a tutti, in modo che potesse ottenere maggiore fama ed essere ricordata. In realtà, in base alle ricostruzioni storiografiche, la Georgia sarebbe stata anticamente composta da due territori: la Colchide, di cui abbiamo riferimenti nelle fonti greco-romane, e l’Iberia, la parte orientale, nella quale sorgeva il regno di Kartli.

La mostra vuole far conoscere diverse parti del territorio, in particolare i luoghi nei quali sono stati condotti i più importanti scavi archeologici. La parte inziale è un’esposizione di gioielli e oggetti in oro, asce rituali, monili, utensili di vario genere pervenuti nei sepolcri (sepolture a tumulo dette kurgan) di Trialeti. La presenza di numerosi reperti in oro caratterizza tutta la zona circostante, a dimostrazione di quanto importante fosse per l’economia locale l’estrazione e la lavorazione di questo materiale. Di fondamentale importanza, però, era l’oro anche per l’ornamento delle tombe al fine di rendere omaggio alla divinità: ogni oggetto pervenuto nei tumuli era volto ad esprimere concetti religiosi. Anelli a raggiera rappresentano un omaggio al culto del Sole; figure di uccelli, invece, vogliono adorare la Madre Terra; i pendenti a forma di tartaruga sono simboli legati a riti di fertilità; ricca è, infine, la presenza nel mondo antico di vaghi decorati con i quali si componevano collane o bracciali perché si credeva allontanassero il male. Di straordinaria bellezza è un fermaglio per acconciatura ornato da figure di cervi, cerbiatti, leoni e uccelli. Si tratta, d’altra parte, del primo esempio di tutto il mondo antico di lamina d’oro lavorata con la tecnica del traforo. Si ricordi che l’estrazione dell’oro è inziata intorno al IV-III millennio a. C. e che invece nel II-I millennio si è sviluppata maggiormente la cultura del bronzo assieme al prosperare di ricchi centri minerari e metallurgici. Continuando il percorso della mostra si ritrovano, infatti, anche gioielli e ornamenti in bronzo tipici del culto di un’altra divinità solare caucasica: animali, dischi solari, statuette. Di nuovo il collegamento tra i materiali preziosi e i culti delle divinità, a simboleggiare il fatto che fossero di ampio utilizzo in ogni aspetto della vita aggregata, non soltanto per effettuare scambi commerciali o a fini economici.

Sebbene la Colchide fosse entrata in contatto sia con la Grecia che con il restante mondo Orientale mantenne sempre una certa originalità artistica nell’arte orafa, d’altra parte Alessandro Magno non si spinse fino in questi luoghi. Nonostante questo, sia nell’architettura che nell’artigianato che nei riti funebri, respirò il clima ellenistico che influenzò le zone circostanti. Spesso, infatti, le figure d’ispirazione per oggetti e raffigurazioni erano tratte dalla mitologia greca: è stata rinvenuta una testa di Pan, una statuetta di Nike, incisioni sul mito di Arianna e figure di Satiri.

Nella zona più orientale del paese sorgeva, invece, il regno di Kartli, fondato da re Pharnavaz. Anche qui l’arte orafa fu ricca e sviluppata ma prevale lo stile policromo. Vaghi e gemme dei colori più svariati arricchiscono l’artigianato dell’Iberia. Questo stesso stile venne adottato successivamente dai Goti, dai Sarmati e dai Merovingi che lo diffusero ampiamente. Tra i secoli IV e VIII il regno entrò in contatto con l’impero romano e questo consentì l’incremento del commercio nonché lo sviluppo dell’artigianato locale che si specializzò nell’intaglio delle gemme.

Oltre alla splendida mostra, il giorno 3 febbraio 2012 presso la sala Pietro da Cortona ai Musei Capitolini ci sarà un incontro dal titolo “La terra del Vello d’Oro e l’oro nell’antichità. Studi e ricerche sulla Georgia”. Saranno presenti autorità Romane e Georgiane.

 

Giulia Narcisi

Giulia Narcisi

Dopo il conseguimento del diploma classico, si sta ora dedicando agli studi di Giurisprudenza; nel mentre coltiva con entusiasmo la sua grande passione per le lettere. Cura la sezione di Letteratura per la Rivista.

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